Se sei alla ricerca di una guida semplice, completa e pratica all’uso dell’istogramma sei arrivato nel posto giusto! Mettiti comodo e preparati a rivoluzionare la tua tecnica fotografica! 🙂

Esatto, ri-vo-lu-zio-na-re! Se stai leggendo questa guida probabilmente stai muovendo i primi passi nel mondo della fotografia professionale… E al 90% utilizzi la macchina fotografica in modalità “AUTO”, vero??? Troooppo facile così!

Prova a impostare la selezione di scatto manuale e scatta le stesse foto che con l’AUTO ti fanno sembrare un Dio della fotografia: ehhh, non è così facile eh? Sai perché? Perché non sai leggere l’istogramma, quel simpatico grafico che appare sul display lcd o nel mirino della tua macchina fotografica, che magari per te è sempre stato solo un divertente strumento messo lì chissà per cosa, magari solo come elemento estetico decorativo.

Invece no, perché attraverso quel diagramma fatto di numeri, linee e aree, hai tutte le informazioni utili, necessarie, fondamentali, per scattare belle fotografie.

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Cos’è l’Istogramma?

istogramma

L’istogramma è un grafico (come quello che vedi nell’immagine qui sopra!) che trovi sia nelle macchine fotografiche sia nei sistemi di editing professionali (come Photoshop e Lightroom). Sai perché?

Perché se sai leggere questo diagramma hai tutti gli strumenti per conoscere l’esposizione, i livelli e la “qualità” della tua fotografia subito dopo averla scattata.

L’istogramma indica in che modo i pixel che compongono la fotografia si distribuiscono tra Neri, Ombre, Mezzitoni, Luci e Bianchi.

Detta così, forse, non è chiara ma nella pratica, l’istogramma crea dei raggruppamenti in base alla luminosità dei pixel: ti posiziona quelli più scuri (ombre) tutti spostati a sinistra, quelli più chiari (luce) tutti spostati verso destra e al centro ci sono ovviamente le sfumature, i mezzitoni. Alle estremità dell’istogramma puoi invece trovare i Neri e i Bianchi.

Cosa puoi capire osservando l’andamento di questo indicatore? In base alla dimensione di ciascun raggruppamento tu puoi sapere la concentrazione di pixel con quella luminosità nella tua immagine.

Ti faccio un esempio concreto estremo:

se decidi di scattare una fotografia in una stanza buia, senza flash, con ISO bassi, il tuo istogramma sarà inevitabilmente tutto spostato verso sinistra, perché ovviamente hai una prevalenza netta di toni scuri. Se, invece, punti la tua macchina dritta contro il sole è ovvio che l’istogramma della tua macchina fotografica schizza tutto verso destra.

Che cosa ti suggerisce questo? E’ semplice: l’istogramma è il tuo guru per l’esposizione!

È leggendo quelle curve e quei diagramma che puoi sapere se la tua fotografia è sottoesposta, sovraesposta o se, invece, hai centrato la giusta esposizione. Concordi con me che si tratta di uno strumento pazzesco, una vera guida insostituibile per i nostri scatti? Sono certo che d’ora in poi guarderai con occhio diverso quel bellissimo sistema di curve e di linee che fino a questo momento ti ha incuriosito senza però conquistarti ma, d’altronde, sei qui per imparare a usare la tua macchina.

Adesso che ti ho spiegato cos’è un istogramma nella pratica, devo per forza darti qualche nozione teorica sugli elementi che ci puoi leggere, altrimenti che te lo spiego a fare? Continua a leggere!!!

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Gamma, Ombre, Luci e Mezzitoni: i tuoi compagni di viaggio

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Fotografia di Helmut Newton

Andiamo con ordine. Uno degli elementi che leggi nel tuo istogramma è quello relativo alla gamma. La gamma può essere di due tipi:

  • Gamma Tonale (tonal range)
  • Gamma Dinamica (dynamic range)

Ricordati questi due nomi perché sono fondamentali.

Facciamo un passo indietro e torniamo alle origini. Cos’è la fotografia? (No, non andare avanti saltando questo passaggio che è fondamentale)

La fotografia, riducendo tutto all’essenza, non è altro che un insieme di luci e di colori. Fine.

Ora, sappiamo tutti che i colori non sono altro che una conseguenza della luce, ossia l’emanazione di quest’ultima su diversi spettri di frequenza. In assenza di luce, ovviamente, non vediamo i colori ma solo il nero.

Per la definizione dei colori e della luce, guarda un po’, abbiamo due parametri che ci vengono in soccorso: la gamma tonale e la gamma dinamica. Ta-daaa!!!

Nello specifico, la gamma tonale ci dà indicazioni sulla qualità e sulla quantità delle sfumature di colore mentre la gamma dinamica ci descrive i livelli di luminosità.

Cosa c’entra questo con l’istogramma? C’entra, c’entra… Infatti, più riusciamo ad avere un valore ampio di gamma tonale oppure dinamica, più riusciamo ad avere informazioni dettagliate sulla nostra fotografia.

Questo ci permette di scattare immagini precise e dettagliate dal punto di vista della luminosità complessiva e delle sfumature. Semplificando il concetto e spostandolo su un piano più pratico e comprensibile, tutti vorremmo avere (tranne qualche eccezione) fotografie profonde e ben definite, giusto?

In quel caso dobbiamo cercare il massimo valore di gamma, ossia recuperare quante più sfumature di colore possibili o, nel caso delle immagini monocromatiche, dobbiamo riuscire ad avere la gamma bianco/nero più ampia che possiamo. Questo significa riuscire ad avere il nero assoluto e il bianco assoluto.

Ecco, forse proprio con il bianco a nero riesci ad avere un’idea più chiara di ciò che intendo quando parlo di gamma.

Hai presente le foto in bianco e nero “mosce” quelle slavate in cui più che bianchi e neri si vedono solo tonalità di grigio? Ammettilo: la maggior parte delle foto in bianco e nero che vedi in giro hanno questa caratteristica, sono slavate e poco attraenti.

Sai perché? Perché la gamma è molto ristretta. Prendi, invece, la fotografia di un professionista, o semplicemente di uno che sa usare gli istogrammi: nelle sue immagini i neri sono ben definiti e i bianchi pure.

Semplicemente, nella foto di una persona che sa usare l’istogramma il nero è nero e il bianco è bianco, perché la gamma è ampia e si apre dal nero profondo al bianco brillante.

Adesso che hai capito cos’è la gamma, tonale e dinamica, di un istogramma, devi capire come leggerla. La sua area è definita in base a:

  • ombre
  • mezzi toni
  • luci (alte luci)

Immagino sia superfluo dire che le aree più scure sono le ombre, le più luminose le luci e che tra queste due aree ci sono i mezzi toni, vero? Quindi possiamo andare oltre.

Questi sono gli intervalli di gamma, ti starai chiedendo a cosa ti servono e adesso te lo spiego. Nel momento in cui scatti, questi intervalli ti danno la percezione di quello che vedrai dopo (un’immagine più o meno scura, in sostanza) ma quando devi fare post-produzione, questi ti indicano in quali zone intervenire per ottenere il risultato desiderato.

Quindi, se per esempio vuoi una fotografia che sia “drammatica” devi agire sui neri e devi “tirarli” a sinistra, riducendo i mezzi toni e aumentando le ombre e lo stesso devi fare quando, invece, vuoi una foto più brillante, ma in quel caso dovrai agire sulle alte luci.

Fin qui mi sembra tutto molto chiaro, no? Adesso andiamo a vedere la tanto temuta esposizione, il drago nero per ogni fotografo inesperto.

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L’Esposizione

istogramma-esposizione

NB: ho già parlato in questo blog di Esposizione e di Esposimetro.

Hai scattato la tua bella foto e ora la vuoi riguardare ma… Che minchia è quello strano coso che vedo a lato del display LCD? Uff, mi rimpicciolisce l’immagine e non la vedo bene!!! (vedi immagine qui sopra)

Ecco, se nella tua vita hai detto almeno una volta questo, evidentemente hai proprio bisogno di questa guida.

Nel menù delle foto scattate dalle macchine digitali, ovviamente con una precisione e una grafica più o meno accurata in base alla tipologia di macchina che stai utilizzando, trovi quasi sempre l’istogramma per l’esposizione. Ti ho già spiegato come sono disposti i valori di lettura, ma adesso devi leggerlo, ricordando sempre che i dati utili allo scopo sono disposti sia sull’asse verticale che su quello orizzontale.

Fino a questo momento sai che tutti spostati a sinistra c’è il nero assoluto (valore RGB 0) e tutto spostato a destra c’è il bianco assoluto (valore RGB 255) in mezzo ci sono tutti gli altri valori da 1 a 254. Per capire meglio, devi iniziare a considerare l’istogramma come un insieme affiancato di 256 colonnine in cui la 0 è il nero assoluto e l’ultima, la 255esima, è il bianco assoluto.

Questa è la lettura orizzontale del grafico, a cui devi dare, però, anche una lettura verticale: l’altezza dell’istogramma, infatti, ti indica la concentrazione di pixel in un determinato livello tonale.

Ti faccio un altro esempio, perché in effetti non è semplice acquisire questo concetto.

Immagina di fare una foto e di vedere l’istogramma sbilanciato a sinistra: hai sbagliato l’esposizione e questo è chiaro e l’hai sbagliata in eccesso, sovraesponendo l’immagine. In questo caso ci sono alcuni pixel “bruciati” ossia completamente bianchi, che andranno a riempire l’ultima colonnina. Più è alta questa colonnina, maggiore sarà il numero di pixel che hai bruciato, quindi peggiore sarà la resa della tua immagine.

Può capitare che sbagli completamente le impostazioni di scatto della tua macchina: tranquillo, può capitare a tutti, tranne a me (scherzo 😛 ). In quel caso avrai talmente tanti pixel completamente bianchi che la tua macchina dovrà modulare l’istogramma in modo tale che la grafica possa indicarti adeguatamente e visivamente le proporzioni dei pixel andati persi. Nel momento in cui vedrai l’ultima (o la prima) colonna completamente vuota… Wow amico! Hai azzeccato tutte le impostazioni e hai scattato una fotografia quanto meno non rovinata!

Ma quindi, come dev’essere l’istogramma di una fotografia perfetta? Sappi, che a questa domanda non ti posso dare una risposta.

Ebbene sì, ma sai perché? Perché non esiste la fotografia perfetta. Esistono solo fotografie ben fatte, tecnicamente giuste dal punto di vista dell’esposizione, ma questo non vuol certo dire che siano delle immagini perfette!

Ti darò una risposta molto teorica a questa domanda, perché poi la pratica varia da caso a caso e non esiste una regola precisa. Idealmente, quando esiste una maggiore concentrazione di pixel nella parte centrale dell’istogramma, quindi in quella dei mezzi toni. Quindi, quando vedi che nell’istogramma di un’immagine le colonne più alte sono quelle centrali, hai scattato un’immagine con la giusta esposizione.

Tuttavia, considera che nell’istogramma perfetto ogni colonnina deve presentare qualche pixel, anche quelle estreme. Questo ti indica la profondità dell’immagine e la sua completezza, la famosa gamma ampia di cui abbiamo parlato poco fa. Se già di partenza puoi sfruttare un istogramma così composto, anche quando vai a lavorare in post-produzione il tuo lavoro è facilitato perché avrai meno (o nessun) pixel da recuperare perché bruciato o vuoto, ma potrai lavorare per intensificare la profondità e la definizione delle tue immagini, magari lavorando sui contrasti o suoi livelli.

Se hai aperto almeno una volta Photoshop o un qualsiasi altro programma di foto-editing professionale che non siano le applicazioni free che trovi online o sullo store delle applicazioni del tuo smartphone, avrai sicuramente notato che qualsiasi modifica, qualsiasi ritocco e qualsiasi intervento, non può mai prescindere da un istogramma.

No, non è un accanimento nei tuoi confronti, è semplicemente il modo più semplice per avere il contatto visivo costante con le impostazioni e le regolazioni di una fotografia.

Pensa se quelle informazioni ti venissero somministrate sotto forma di numeri e di algoritmi. Credo che sarebbero molto più difficili da interpretare. Invece così, taac, dai un colpo d’occhio e sai subito se hai fatto una bella foto e se hai fatto un grave errore, così come puoi renderti conto se stai esagerando con le regolazioni in post-produzione o se, invece, il tuo lavoro sta effettivamente servendo per migliorare l’immagine.

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La Bufala della Gobba al Centro

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Se sei arrivato fino a me, probabilmente hai già girovagato in lungo e in largo per il web e ti sei imbattuto in conversazioni pseudo-serie tra i fotografi della domenica e i saputelli dell’istogramma.

In queste conversazioni emerge sempre, o quasi, un concetto: “l’istogramma della fotografia perfetta ha la curva al centro”, una sorta di collina della felicità che deve materializzarsi nel tuo istogramma.

Ecco, questo è un ingrato compito ma qualcuno dovrà pur farlo.

La curva al centro non esiste o meglio, certo che esiste, ma è talmente rara e poco indicativa che non è certo un elemento determinante del tuo istogramma.

Lo so che adesso ti starai chiedendo se sono impazzito o cosa, ma se rileggi quanto ho scritto qualche riga più in alto ti renderai conto che io non ho mai parlato di curva ma di colonnine e questo è un concetto molto diverso, ma davvero tanto, che adesso cercherò di spiegarti o meglio, si spiega da solo.

Tornando a poco fa, quando ti ho detto che non esiste la foto perfetta, secondo te un’immagine potrà facilmente mostrare valori talmente equilibrati delle sue colonnine da sembrare una perfetta collinetta? Forse, nemmeno Steve McCurry (Ave Cesare!) riesce a ottenere questo effetto in ogni sua foto.

Senza il forse. Anzi. Anche perché la bravura del fotografo sta proprio nell’ottenere un istogramma esattamente come lui desidera che sia, non restando imbrigliato nei concetti e nei preconcetti della fotografia teorica.

Il più delle volte il tuo istogramma sarà talmente irregolare e talmente frastagliato, che in confronto le creste alpine sembrano degli sterminati altopiani regolari. A tal proposito, ricorda sempre che un istogramma, più che letto, va interpretato.

Ti faccio una domanda: secondo te, tutte le foto in cui l’istogramma è spostato verso destra o verso sinistra sono “sbagliate”?

3,2,1,… NO!

Ricorda sempre che in fotografia non esiste il concetto di giusto o sbagliato in modo assoluto.

Anche perché la forma di un istogramma, oltre che dipendere dalle impostazioni della tua macchina fotografica, dipende anche dal soggetto che hai deciso di immortalare. Esistono situazioni, come per esempio un tramonto o una scena particolare, in cui devi seguire il tuo istinto e non quanto ti dice la macchina.

L’effetto suggestivo di un tramonto, con le sue aree scure e nere, l’istogramma lo interpreta come uno sbilanciamento eccessivo e il quel caso il grafico si schiaccia sul lato sinistro del istogramma. È sbagliato? No, anzi. Perché se avessi dovuto seguire l’esposizione teoricamente corretta, questo tipo di scatto non sarebbe suggestivo ma avrebbe perso gran parte della sua forza.

Se tu avessi semplicemente letto l’istogramma, forse avresti scattato una nuova fotografia modificando i parametri ma ricorda che le macchine non hanno sempre ragione: è la nostra sensibilità fotografica che ci dice quando una foto va bene o quando può essere migliorata.

Prendi, per esempio, quelle bellissime foto controluce, le silhouette nere al tramonto: sai l’istogramma di quelle immagini come appare? Con un enorme vuoto nei mezzi toni e tutta la curva a sinistra e a destra. Come se Mosè avesse diviso anche il tuo istogramma, oltre alle acque del Mar Nero. Ma se così non fosse, ti sogneresti questo effetto così scenografico.

L’istogramma è un indicatore importante, forse il più importante, ma non è sicuramente la Bibbia da leggere a cui credere come se fosse un atto di fede.

Tutto questo deve farti fare un breve, ma importante, ragionamento: l’istogramma è imprescindibile per avere fotografie ottimali ma la sua forza è legata alla tua capacità di interpretazione. Se tu scegli scientemente di inserire delle zone d’ombra o di luce nella tua immagine, allora considera l’istogramma come una guida per capire fin dove ti puoi spingere (i limiti di gamma) se, invece, non hai di queste necessità e desideri foto equilibrate e “ben fatte” allora fai attenzione a dove si concentra la maggior parte dei pixel e fai in modo che questi siano sempre più o meno sul centro del tuo istogramma.

Sai come ho imparato io a interpretare un istogramma? Scattando una stessa foto con diverse impostazioni e cercando di capire quale fosse quella per me migliore. Sottolineo per me. Guardando gli istogrammi di ciascuna immagine potevo fare il confronto per capire la gamma di lavoro migliore in quella situazione e così ho imparato ad allenare l’occhio per tutte le situazioni.

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Istogramma e Post-Produzione

istorgramma-postproduzione

Adesso per me è doveroso aprire una piccola, ma intensa, interamente dedicata agli istogrammi nel fotoritocco.

È una delle regole base dell’editing fotografico. Posso, però, dirti un segreto? Sono sempre stato convinto che le regole siano state fatte per essere infrante in qualche modo. Ovviamente, per infrangerle devi conoscerle, sennò che gusto c’è?

Fatta questa premessa doverosa, veniamo a noi.

L’istogramma dei livelli è il più conosciuto e il più comune ed è una riproposizione di quello che puoi vedere in camera, con la differenza che nel programma di ritocco puoi interagirci per modificarlo.

Puoi colmare i vuoti tra ombre e alte luci, spostare le creste e forzare un po’ la mano per vedere che effetto fa.

Hai la fortuna di vedere il risultato in diretta, così capisce in che modo le tue regolazioni incidono effettivamente sull’immagine.

Regolazioni simili puoi effettuarle anche se utilizzi l’istogramma delle curve ma ti sconsiglio di utilizzare questa palette se non hai dimestichezza, perché qui le regolazioni sono talmente sensibili che basta un minimo spostamento e movimento per modificare completamente l’immagine: affidati ai livelli e non sbagli.

Se hai sempre desiderato lavorare sui contrasti delle tue immagini per ottenere fotografie strabilianti, sappi che puoi lavorare bene con l’istogramma apposito. Anche in questo caso l’interpretazione è d’obbligo.

Generalmente, una fotografia con contrasti buoni presenta un’area di mezzi toni piuttosto estesa, con le colonnine di dimensione più o meno equivalente, in cui non mancano comunque creste e valli. Dico generalmente perché, come sottolineavo poco fa, alcune foto richiedono impostazioni diverse, quindi vai di istinto ma sempre con l’istogramma sott’occhio.

Sai perché te lo dico? Perché se esageri con la post-produzione e ti lasci prendere le mano, il tuo istogramma diventa un ammasso frastagliato e ti indica che sei arrivato alla posterizzazione della tua immagine. Game Over.

Praticamente a furia di modificare, alzare, muovere e spostare gli istogrammi hai perso alcune informazioni dell’immagine e quindi le sfumature di colore sono pressoché scomparse, dando all’immagine un orribile effetto artefatto. Per carità! E sai qual è il difetto più sgradevole che compare? Il disturbo! Quella grana fastidiosa che ricorda un po’ le fotografie scattate con le gloriose digitali da 2 megapixel, che all’epoca ci sembravano delle assolute bombe e che invece, adesso, ci fanno quasi tenerezza.

Quindi, come in tutto, ricorda sempre che devi utilizzare modo e misura per ottenere buoni risultati nella post-produzione e se seguirai i miei consigli non sarà così difficile.

Ora non credere di essere diventato un genio dell’istogramma e della fotografia, eh! Hai ancora tantissimo lavoro da fare! A tal proposito, ti consiglio di iscriverti al mio sito per ricevere non uno, non due, ma ben 4 (QUATTRO!) video gratuiti di fotografia e fotoritocco. Sì sì, lo so. Mi ami! ❤️

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Rock ‘n’ Roll,
David Adriani

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